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Rock & More
Born to Run......... Le autostrade sono piene di eroi distrutti Bruce Springsteen - I'm Goin' Down
Visite | 31 Dicembre 2010
Buon anno!Anche il 2010 è giunto alle battute finali. E’ impressionante constatare come passa velocemente il tempo!! Un esercizio assolutamente da non fare è mettersi a rileggere i post inseriti durante l’anno nel blog: innanzi tutto si ha la reale percezione di come il tempo sia volato, di come situazioni che di getto si ricollega a pochi istanti fa, si siano svolte in realtà ad inizio anno o da molti mesi. Poi, constatando l’esiguo numero di post inseriti, mi viene ancora da chiedermi se abbia senso mantenere aperto questo blog... Ogni tanto ci rifletto, non è la prima volta, in altri momenti mi sono fatto questa domanda decidendo poi di attendere ancora un po’ prima di mettere il cartello “chiuso”. Come spesso accade, l’idea iniziale era ben diversa, e a tratti sono anche riuscito a non far passare mesi e mesi fra un articolo e l’altro, ma i tanti impegni rendono sempre più difficile trovare il tempo di mettersi davanti al video con la calma e la tranquillità necessari per scrivere. E per farlo con una certa metodicità. La domanda, se sia il caso o meno di continuare a tenere aperto questo spazio, sorge quindi spontanea, e credo che nel corso di questo 2011 che è alle porte dovrò trovare una risposta. Non mi piacciono le cose fatte così, un po’ per fare, tanto per dire “ho un blog” o “ho fatto questo e quest’altro”, anche se poi in realtà si tratta di cose lasciate a metà o avviate alla deriva... Sarebbe un peccato decidere di chiudere i battenti, alla fine ci sono affezionato a questo “spazio giovani” che mi ha dato comunque tante soddisfazioni, ma se fossi costretto a farlo a causa di un 2011 ricco di impegni, gioie e soddisfazioni, com’è stato per me questo 2010 che sta per chiudersi, non sarebbe poi così male!! Vedremo cosa ci riserverà il futuro. Intanto auguro a tutti un felice e sereno 2011!! ThunderMac :)
06 Novembre 2010
The PromiseOrmai ci siamo!! Il 16 novembre uscirà l'attesissimo cofanetto per il trentennale di Darkness On The Edge Of Town, ma sono già un sacco gli estratti che si possono trovare su YouTube ed in giro per il web...
05 Settembre 2010
La banca Celeste
"Le banche non esistono solo sulla terra: esistono banche anche in Cielo. Tutte le nostre emanazioni luminose e pure, tutte le nostre azioni, i nostri sentimenti e i nostri pensieri ispirati dalla nobiltà, dall'amore disinteressato e dalla generosità, sono classificati a nostra insaputa da entità celesti che hanno questo compito, e vengono poi messi nella banca celeste come un capitale a nostro nome: è come se avessimo aperto un conto. In seguito, quando attraversiamo delle difficoltà o vogliamo fare del bene e aiutare delle creature, possiamo chiedere un aiuto, un sostegno: quella banca ce lo accorda istantaneamente. Se però non c'è nessun capitale depositato, la banca celeste non ci conosce. Quanti si chiedono se le loro preghiere siano ascoltate o meno dal Cielo! Ecco la risposta: il Cielo ascolta ed esaudisce soltanto coloro che hanno depositato delle ricchezze nella banca divina." Omraam Mikhaël Aïvanhov 04 Luglio 2010
I cento giorni di Napoleone Taricone
Correva l'anno primo del Grande Fratello, l'era in cui il voyeurismo dei telespettatori ancora doveva fare i conti con l'assuefazione da talk-show televisivi che tardò nell'avvento solo qualche anno. Era l'epoca del pizzaiolo Salvo, della Gatta Morta Marina, di Cristina Plevani: di Pietro Taricone, il guerriero apparso dal nulla come tutti gli altri. Muscoli ben scolpiti, l'ars loquendi dei navigati sciupafemmine, la simpatia del meridionale che approda allo schermo della tv, la cordialità di chi, come i più, era sbocciato dal nulla dell'anonimato mantenendo le sembianze del ragazzo della porta accanto. Eravamo all'esordio di una potentissima arma di distrazione (molto più nociva della distruzione) di massa, quella che alla fatica del quotidiano vivere propone il surrogato della superficialità fino a far diventare il mondo dei reality l'opposto della realtà che sognano nella carta di rappresentare: dalla riproduzione fedele della realtà all'elogio spudorato della pazzia. Fino a condurre intere schiere di storie giovani ad identificare la realizzazione di una vita con la partecipazione anche ad un semplice provino. C'era a quel tempo Pietro Taricone: ma ora non c'è più, a differenza di quella "casa-tugurio" ancora lungi dall'essere demolita. Ma ogni storia necessita di una traduzione personalizzata. E pur restio a questa forma mediatica - che non informa perchè non riesce a tenere in forma lo spirito dell'uomo -, del Taricone nazionale mi piacque la sua follia di mettersi contro quel Maurizio Costanzo che dei personaggi sfrutta sempre l'eccesso per poi castigarli al loro inevitabile oblio. Si rifiutò di andarci e, probabilmente, pagò di persona l'essersi messo contro Maurizio Il Magno: ma non ne fece più di tanto menzione, rimanendo fedele a quella richiesta urlata in diretta il giorno in cui uscì dagli anfratti della casa di Cinecittà: "Ho fatto il macho, ma ora voglio riprendermi la vita". Poteva essere un'autostrada la sua vita: scelse d'arrestarsi nel pieno della gloria per inseguire quel sogno di diventare attore. Non facile spegnere le luci di una ribalta che velocemente acceca e conquista per rimettersi l'umile vestito di chi, sudando, cerca di conquistarsi il suo spazio, la sua dignità, la sua voglia matta di primeggiare in un mondo di fotocopiati Mantenendo quell'onestà tutta familiare che, in prossimità delle elezioni a cui lo volevano candidare, gli fece dire: "Ero nessuno. Dopo cento giorni che ho girato in mutande e sparato fesserie sono una celebrità". Questo è il Taricone che a dieci anni dalla sua improvvisata televisiva ci piace ancora ricordare. Non è perchè un legno sta nell'acqua che diventa un coccodrillo, tramandano i vecchi africani come lezione di vita e dignità. Perchè se un giorno ci s'accorge che la piccola barchetta dell'esistenza è stata sballottata nel mezzo dell'oceano da una tv-titanic rimangono solo due possibilità: andare al Costanzo Show per ridere filosofando nell'attesa che la barchetta s'inabissi o arrestarsi e chiedersi come fare per ritornare a riva e riprendersi il timone dell'esistenza. Perchè c'è ancora qualcuno che al ruolo di marionetta televisiva antepone la sana arroganza di sentirsi capace d'essere molto di più. O almeno di tentarci. Ma tutto questo in televisione sembra essere una favola degna delle migliori narrazioni di Fedro o di Esopo. Una favola che stavolta, però, non potrà avvalersi di un lieto fine. A meno che l'intrigo di una morte non riaccenda i flash sugli aspetti segreti del guerriero sorridente che in un mondo di pazzi raccomandati seppe tenere il senso della realtà.
20 Giugno 2010
iPhone 4Davvero stupenda questa parodia!!!
17 Giugno 2010
Ulisse. E il cane al parco giochi.Scappata - almeno si spera - all'ingordigia degli squali e alla furia dell'oceano traditore, sarà l'uomo dell'osteria il nemico più acerrimo dal quale proteggersi le spalle. Perchè per lui - uomo avvezzo ai brindisi, agli spiedi arrosto e alle carte da briscola - sfidare l'oceano è semplicemente perdere tempo, rischiare la vita e rompere le scatole al quieto vivere dell'uomo. Un'insensatezza insensata, per l'appunto. Eppure per lei - Abby Sunderlad, 16 anni, velista americana - al di là dell'oceano abitava la grande sfida: diventare la più giovane velista ad aver girato il mondo in solitaria e senza scali. Un sogno da far tremare i polsi, un'aspirazione gigantesca, ma anche una grande scocciatura: perchè ricorda all'uomo seduto al bancone del bar che la vita è aspirazione massima e che l'uomo senza sogni corre il rischio di morire di disperazione. O di ubriachezze. Stavolta è una ragazza ad urlare. Ieri era Karl Unterkircher inghiottito dai ghiacci. L'altro ieri Patrick de Gayardon, tradito dal suo paracadute. Chi parte non prenota mai il biglietto di ritorno: perchè il rischio della morte è il prezzo da pagare per coloro che sognano di vivere. Ma come spiegare all'uomo col Campari in mano che la sfida è tutt'altra cosa dall'improvvisazione e dalla semplice vanagloria personale? La sfida è qualcosa che una volta inalberatasi nell'animo t'impedisce di dormire, di stare tranquillo, di sonnecchiare all'ombra della quotidianità. E' una voce che interpella, un pungolo dalla gestione difficile, una voce indecifrabile. La sfida all'ignoto è la risposta al senso di provvisorietà e di insensatezza che talora avvolge la storia: chi parte lo fa per ribellarsi, per non cedere al conformismo, per scrivere una pagina nuova di storia. Per spostare un limite, per scrivere una performance, per illuminare le capacità dell'uomo. Magari s'arrende e s'affatica in questo suo incedere solitario: ma appena rimette la testa dentro la porta dell'osteria s'accorge che il rischio dell'incertezza val bene l'abbandono di un'esistenza insipida. E un giorno la storia ringrazierà tutti coloro che, solitari e geniali, hanno spinto il mondo un po' più in là, hanno spostato un record, hanno offerto un punto prospettico migliore dal quale guardare l'umano per contemplarne le possibilità. La sfida, da qualsiasi parte la si guardi, è ragione di vita o di morte per chi ne indossa il suo mantello: è la patrona di quel mondo che è fatto solo per esseri autentici, capaci di inabissarsi nel rischio della morte pur di contemplare la lucentezza dell'esistenza. Ma dentro l'osteria di città - sorella gemella di altre istituzioni apparentemente gloriose - una ragazza come Abby è messa alla berlina: e volentieri agli aiuti tempestivi dei governi per salvarle la vita le si rinfaccerebbe gratuitamente la pazzia d'essere partita. O, per lo meno, la clausola di pagarseli da soli quegli aiuti: mandandola a vivere fuori dalle mura della città. Oggi il mondo soffre la presenza di una crisi che, partita dall'economia, sta inesorabilmente allargandosi a macchia d'olio in molti settori dell'umano. Nessuno riesce a tirare fuori il celebre coniglio dal cilindro: ma qualcuno ci tenta, ricordando che nella storia quando è nato qualcosa è sempre stato grazie all'intuito e all'indomita passione di chi è uscito dal coro. Per arrischiare l'intonazione di una melodia andata di moda solo a posteriori. Abby Sunderland la riporteranno a casa sana e salva. S'apre la scommessa su quanto durerà la sua permanenza tra le mura domestiche. D'altronde a chi è nato Ulisse non puoi chiedere di accompagnare il cane al parco giochi. 13 Giugno 2010 (09:56 ESTERI) SIDNEY - "Ci riprovero'". Abby Sunderland, la velista 16enne salvata ieri dopo il naufragio della sua barca, intende riprovare a fare il giro del mondo in barca a vela da sola. "Tornero' a navigare da sola, riprovero' a fare il giro del mondo - ha detto Abby in un'intervista all'australiana Abc - non so ancora quando, ma so che mi daro' un'altra possibilita'. E' quello che ho sempre desiderato e prima o poi lo faro'". Abby e' stata tratta in salvo da un peschereccio francese a 2000 miglia nautiche dalla costa ovest dell'Australia. (RCD) Don Marco Pozza - Sulla strada di Emmaus.it
06 Maggio 2010
Ricordi di viaggio.....
24 Aprile 2010
Finalmente a casa!
Ebbene sì, ce l’abbiamo fatta. Contro ogni aspettativa, mercoledì alle ore 21.00 ora locale, siamo riusciti ad imbarcarci tutti per il volo S. Francisco - Monaco, ed a fare ritorno in Italia. Lunedì è stata una giornata un po’ interlocutoria, a spasso per S.ta Cruz senza meta, tanto per far passare il tempo e cercando di capire cosa sarebbe stato meglio fare, se accamparci in aeroporto o attendere fino a lunedì 26, quando il nostro volo sarebbe decollato da S. Francisco, sempre vulcano permettendo... Unica nota positiva: la cena dai fratelli Staiano, proprietari dell’appartamento dove alloggia Giovanni. Renzo ci ha preparato delle linguine molto “italiane” che ci hanno fatto sentire a casa! Martedì, dopo aver fatto colazione, mentre il resto della truppa cercava di far passare il tempo in una piovosa S.ta Cruz, io e Giulio ci siamo diretti verso l’aeroporto, in cerca di news che ci aiutassero a decidere il da farsi. Nel caos di procedure di imbarco fuori dallo standard a causa della situazione di emergenza e di notizie raccolte qua e là da italiani bloccati come noi, siamo tornati alla base con ancora più dubbi della partenza. Alla fine il timore di un ulteriore blocco dei voli da qui a lunedì, con conseguente secondo rinvio della partenza, ha prevalso sulla prospettiva non certo entusiasmante, di lasciare il nostro “nido” di S.ta Cruz, tutto sommato a costo zero e fra amici, per tornare a S. Francisco, accampati fra aeroporto ed eventualmente un motel nelle vicinanze per la notte. In una riunione plenaria, verso sera, abbiamo quindi deciso all’unanimità di partire l’indomani alla volta dell’aeroporto e di tentare la fortuna. La nostra ultima sera a S.ta Cruz è stata come una grande festa di addio (o arrivederci??): Giovanni si è messo ai fornelli e ci ha cucinato delle farfalle al pomodoro che, sommate alla pasta della sera prima, ci hanno fatto davvero dubitare di essere già in Italia!! Poi, chiusura di serata al locale The Crepe Place, dove Gianni Staiano e la sua band erano impegnati in un concerto. E anche Renzo si è gettato nella mischia, suonando la chitarra in un pezzo. Una serata davvero piacevole, un gran bel modo per salutarci e ciliegina sulla torta di una vacanza splendida che credo rimarrà a lungo nella mente e nel cuore di tutti noi. La notte è breve ed è già mercoledì mattina. Tutti pronti per partire e per imbarcarci in questa nuova avventura, ci siamo avviati verso la stazione degli autobus alla volta dell’aeroporto. E dopo un cambio autobus-treno e treno-metropolitana, siamo finalmente arrivati a destinazione. Ci siamo diretti immediatamente al banco Lufthansa per essere inseriti in lista d’attesa per il volo serale diretto a Monaco e, per nostra fortuna, siamo stati i primi ad essere inseriti in lista. Dopo aver pranzato, abbiamo atteso con ansia l’arrivo delle 20 ora in cui Lufthansa avrebbe comunicato il nome dei fortunati che si sarebbero imbarcati. Alle 19.15, con un colpo di teatro degno di un film di Hitchcock, la compagnia ha iniziato a fare i nomi degli imbarcati. Avvisati da un italiano anch’esso in attesa di fare ritorno a casa, ci siamo ricompattati (eravamo sparsi per l’aeroporto per cercare di far passare il tempo) e ci siamo diretti di corsa al banco Lufthansa. Qui, nel caos più totale, saltando da un check-in all’all’altro, la hostess ha iniziato a fare i nomi: come in una specie di roulette, con la tensione alle stelle, abbiamo iniziato a contare i fortunati. Uno, due, quattro, otto, nove.... manca solo David!! Attimo di suspance... e poi anche il suo nome viene fatto!! Ci siamo tutti. Fra la gioia e l’incredulità, abbiamo imbarcato le valigie e ci siamo diretti di corsa verso il nostro gate. La parte più importante era fatta, in Europa per lo meno ci arrivavamo, ma rimaneva ancora un problema: Lufthansa ci garantiva il volo fino a Monaco, per il rientro a Bologna ci saremmo dovuti arrangiare... Il volo è passato abbastanza velocemente, ma all’arrivo ci attendeva l’ultima incognita: riuscire a saltare su un aereo per Bologna o, in alternativa, fiondarsi in stazione per prendere il primo treno in partenza per l’Italia. Per nostra grande fortuna, appena scesi dall’aereo abbiamo ricevuto la telefonata di Roberta, dell’agenzia viaggi Spinnaker’s di Reggio (che ci ha assistito alla grande, soprattutto in questi ultimi giorni di caos!), che ci avvertiva di averci trovato un volo per Verona, essendo quello per Bologna già tutto esaurito. Anche l’ultimo ostacolo era superato: non ci rimaneva altro che dirigerci all’ennesimo check-in ed attendere la partenza del nostro volo. Arrivati finalmente a Verona, abbiamo avuto la definitiva sensazione che il viaggio fosse finalmente finito, che fossimo finalmente a casa. E verso mezzanotte e mezza, siamo effettivamente rientrati in casa, stanchi ma felici per il bel viaggio fatto e per la fortunosa conclusione. Direi che questo è veramente tutto sulla nostra esperienza negli USA. Un grazie a tutti quelli che hanno avuto la pazienza e la costanza di leggere questo blog. Non è stato facile tenerlo aggiornato, fra linee internet assenti o mal funzionanti e orari assurdi in cui scriverlo, ma alla fine, in un qualche modo, è andata. Un saluto a tutti e alla prossima! Andrea. :) 20 Aprile 2010
Adesso sì che inizia l'avventura!!!
Ed eccoci a domenica, il giorno della partenza. Il sito Lufthansa, alle 9 di mattina, dava ancora il nostro volo operativo, facendoci illudere di essere sfuggiti alle ire del vulcano e di riuscire a rientrare a casa. In realtà, come per i voli precedenti, una volta arrivati in aeroporto ci aspettava l’amara (ma scontata) sorpresa: il volo era stato cancellato. A questo punto, come già visto in tante scene in tv, iniziava l’odissea ai banchi della compagnia aerea. Dopo una prima fila alle informazioni per cercare di capire qual’era la situazione attuale e come muoverci, ci attendeva la prova più dura: la fila per riprenotare il volo. Il consiglio di Lufthansa era infatti di prenotare un nuovo volo per la prima data disponibile, oltre ad essere inseriti in lista d’attesa. Dopo un ora di fila allo sportello, quando finalmente era arrivato il nostro turno, ecco il colpo di scena: un dipendente Lufthansa accompagnava per ben 2 volte dei gruppi di indiani al check in, con massima precedenza e con varie scuse, fra cui l’urgenza di prendere un volo in partenza per Bombay. Peccato solo che questi tizi hanno avuto un tempo medio di permanenza allo sportello di 1 ora ciascuno!!! (da qui ho inteso meglio cosa significa “fare l’indiano”....). Finalmente di fronte al dipendente della compagnia aerea, scoprivamo che il primo volo disponibile era quello di lunedì 26: ciò significa ancora 8 giorni in terra statunitense, senza sapere bene dove andare e cosa fare! Quando si sente di persone bloccate da qualche parte nel Mondo, magari in luoghi turistici rinomati (come nel nostro caso), la prima cosa che viene da pensare è: “che fortuna!”. La realtà è un po’ diversa, una volta che ci si trova in mezzo. Ognuno ha i propri impegni: il lavoro, lo studio, lo sport.... oltre alla voglia di riabbracciare parenti e amici (e di mangiare un buon piatto di cucina italiana!). A questo punto bisognava far fronte all’emergenza in tempi rapidi. E qui ha preso le redini Giovanni, che in poco tempo ha organizzato un piano di emergenza degno della protezione civile!! Dopo un breve giro di contatti ai propri amici di Santa Cruz tramite Facebook, avevamo già alcune case disposte ad ospitare un paio di persone per 2-3 notti, e persone disposte a prestarci materassi gonfiabili, coperte e salviette. E’ stata una vera gara di solidarietà quella a cui abbiamo assistito, di persone a noi totalmente sconosciute che non hanno esitato a mettere a disposizione la propria casa e i propri beni per darci una mano. E così, dopo un viaggio interminabile di 4 ore fra l’aeroporto di S. Francisco e S.ta Cruz, saltando dalla metro al treno all’autobus, siamo finalmente tutti alloggiati al coperto e a costo zero per i ragazzi: quattro di loro da due diversi amici di Giovanni, due a fargli compagnia nel suo appartamento, mentre io e Giulio con relative consorti siamo in motel, tutti divisi ma abbastanza vicini fra noi. La domenica è finalmente finita ma adesso inizia la settimana più lunga: 7 giorni bloccati a S.ta Cruz senza auto, in attesa di ripartire, e con delle previsioni meteo che non annunciano nulla di buono.... Un saluto a tutti. Andrea Ultimi giorni a S. Francisco (forse..)
Venerdì è stata una super giornata: dopo esserci fatti un giro al Golden Gate, visita spettacolare grazie anche alla bella giornata di sole, ci siamo diretti verso Cupertino dove Giovanni ci ha fatto pranzare nella mensa di Apple (!!!!!!!!!). E’ stata un’esperienza fantastica entrare nel campus di una delle società più conosciute al mondo, così come è stato un tour indimenticabile quello che John ha fatto fare a me e suo fratello all’interno dell’edificio in cui lavora, per vedere il suo ufficio e l’ambiente in cui lui e il suo team lavorano al software. Subito dopo, anche qui grazie a Giovanni, ci siamo fatti una visita guidata in un ala della prestigiosa università di Stanford, dove il suo amico Joe che insegna lì ci ha fatto da cicerone. Una visita davvero interessante e da privilegiati! La giornata di oggi, sabato 17/04 è stata dedicata interamente a S. Francisco: al mattino, sveglia di buon ora per essere al traghetto del molo 33 alle 9, destinazione Alcatraz!! Davvero una bella escursione quella sull’isola, alla scoperta di uno dei penitenziari di massima sicurezza più famosi al mondo. Le audioguide, realizzate con cura, ci hanno fatto rivivere le giornate dei carcerati e i due tentativi di fuga avvenuti sull’isola. Non doveva essere piacevole la vita qui, sia perché il carcere era duro, sia per la vicinanza con S. Francisco: da qui si gode di un ottima vista sulla città e dev’essere stato particolarmente difficile resistere fra le 4 mura della piccola cella vedendo all’orizzonte le luci e i suoni di una città che non si sarebbe mai potuto raggiungere! Il sabato è proseguito con una visita al Telegraph Hill, un monumento dedicato ai pompieri, eroi durante l’incendio che divampò nel 1906 dopo il terremoto che colpì S. Francisco, da cui si gode di una vista stupenda sulla città, e ad un giro in centro. Union Square, Yerba Buena Gardens, il Moma, la zona vicino al Moscone Center e il municipio sono state altre tappe del nostro tour, fino al ritorno in hotel e alla cena, questa volta in un ristorante greco (ormai abbiamo provato tutte le etnie di questo mondo...). Fin qui tutto bene, ma domani c’è da ripartire e viste le notizie che arrivano dall’Europa non ci aspetta nulla di buono. Alla prossima! Andrea |