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Rock & More
Born to Run......... Le autostrade sono piene di eroi distrutti Bruce Springsteen - I'm Goin' Down
Visite | 06 Marzo 2010
La bellezza olimpica del perdente
A Torino 2006 brillava la lucentezza dell'oro, da Vancouver l'Italia se ne torna con gli occhi colmi di lacrime. Eppure le ultime olimpiadi invernali hanno celebrato un aspetto normale nella vita di un campione: l'esperienza della sconfitta, della mancata conferma, della schiacciante superiorità mancata. A Torino li abbiamo ingigantiti, da Vancouver li facciamo tornare ammaccati e frettolosamente rimpiccioliti. Due su tutti: Enrico Fabris e Carolina Kostner. Due simboli giovani e vincenti di un'Italia che sulle loro fatiche e glorie aveva riposto l'ovvietà erronea di vittorie già date per scontate. Ma il vero campione conosce la dura legge dello sport dove è molto più semplice vincere la prima volta che confermarsi dopo la gloria, quell'inaspettata forza d'urto che ti travolge dopo che il tuo nome s'alza portentoso nel cielo. A Vancouver hanno fallito il bersaglio, ma non potremmo certo togliere loro l'onore, quell'onore che fa di due giovinezze due esempi di dedizione, di passione e di smisurato amore per uno sport anonimo che ti chiede di sudare per quattro anni nell'oscurità del disinteresse generale per poi giocarti tutto nella bellezza di un pugno di minuti: ed essere pronto a farti massacrare in mondovisione appena fallisci. Nonostante tutti sappiano che mille incognite sono sempre all'erta per ribaltare la casualità di una sfida olimpica garibaldina e imprevedibile. Quando un re viene sconfitto nel suo territorio o una regina cade improvvisa sui suoi pattini di danzatrice ci si dimentica spesso che il sapore della vittoria nasce sovente sull'amarezza di certe sconfitte pesanti. Ma massacrare in mondovisione chi s'imbatte in giornate storte è semplicemente non riconoscere che la competizione è come una roulette russa il più delle volte. La storia dello sport racconta che non sempre vince il migliore, ma colui che in quell'istante sa reggere meglio il peso di mille variabili: ghiaccio, pressione, fatica, concentrazione, paura e attenzione. E sarà proprio questa la bellissima medaglia che indosseranno appena tornati in Italia i nostri atleti: la sete di un riscatto che sia la degna risposta di chi, forse troppo affrettatamente, li ha cacciati nell'inferno della derisione solo per non essere riusciti a ritornare lassù, da dove quattro anni fa guardavano il mondo sorridenti. Chissà che tornati in Italia ci siano ancora tante scuole, oratori, palasport che li invitano come dopo la scorsa Olimpiade: allora raccontarono l'ebbrezza di una vittoria, l'emozione di un Inno cantato con le lacrime, lo stupore d'essere giganti. Stavolta potranno essere ancora più convincenti, perchè mostreranno l'altra faccia della medaglia: quella della sconfitta, del non appagamento, della fatica d'accettare di non essere invincibili. Ma sarà ancor più emozionante se nelle loro parole - come nel sorriso di Carolina intervistata al Tg1 - si riuscirà a rubare schegge di riscatto e desiderio di rifarsi: finalmente qualcuno ci testimonierà come si fa anche a perdere nella vita e, magari fra un po', come una tremenda botta al morale sia il più delle volte il pungolo più ricercato per tornare ancora più in alto di prima. Ma questo è un messaggio fatto solo per chi sa osare, per gente caparbia e appassionata, per uomini di grande statura individuale. L'opposto è la creatura destinata a disseccarsi fino a precipitare nel banale. E' sempre possibile fallire simile traguardo. In ogni caso, chi vuol tentarlo deve rimettere in gioco ogni volta tutta la posta: e questa sarà la medaglia più motivante che verrà ricordata di questa Olimpiade.
Don Marco Pozza - Sulla Strada di Emmaus.it 28 Febbraio 2010
California dreamin'
Ormai il sogno si materializza: io e Irene, insieme ad altri 8 amici, festeggeremo Pasqua a Los Angeles, con il nostro compaesano Giovanni (ormai John...) momentaneamente in “prestito” allo stato di Mr. Terminator Schwarzenegger. Non è la prima volta che andiamo oltreoceano a trovare John: il primo viaggio fu 5 anni fa, un tour on the road per le strade della California con John e Marco. Questa volta però è qualcosa di molto diverso! Innanzi tutto non avremo la fortuna di poterci sparare tutto il viaggio con John, che per motivi di lavoro sarà con noi solo nei week-end. Poi, non sarà un semplice tour della California, ma un giro dei grandi parchi dell’ovest che partirà dalla California per attraversare Arizona, Utah, Nevada con rientro in California per l’ultima parte del viaggio. Infine, la cosa che personalmente mi incuriosisce ed entusiasma di più, il fatto che saremo una comitiva di 10 persone, quasi più una “gita scolastica” che un semplice viaggio!... Sarà una bella faticata, con tappe da 8/9 ore di auto e un ritmo serrato per riuscire a vedere quanto più possibile. Ma sono sicuro che ne valga la pena e che lascerà un bel ricordo indelebile in tutti noi. Ultimamente, anche a causa dell’organizzazione di questo viaggio, non ho avuto molto tempo da passare qui sul blog... Chissà che non riesca a tenervi aggiornati sui nostri spostamenti dagli USA? Mah, vedremo... Intanto un saluto e... a presto! Andrea :) 14 Febbraio 2010
Tu muori. Che io rido.Le risate e il tintinnio delle monete sotto la polvere delle macerie e il sacrificio di un'intera regione: a convalida di quel celebre motto latino che addita nella morte tua la vita mia. Davvero la stupidità dell'uomo illumina di giorno in giorno i lineamenti del suo viso. Eppure nessuno sembra accorgersi, bloccati e curiosi come siamo all'incrocio tra appalti truccati, turbative d'asta e ordinarie dosi di sesso e politica: figli di un paese che all'esterno inizia a far passare l'immagine di giocherellone, cristianamente acculturato e finanziariamente rimesso. Dalla sapienza dei padri viene l'invito di lavare i panni sporchi dentro le mura di casa: ma quest'accortezza non impedisce all'occhio di scorgere una perdita di umanità dentro i confini della nostra storia. Perdita inizialmente invisibile, impercettibile, diabolica. Come la pioggerellina leggera che avvolge il turista immerso nelle bellezze di una città. Essa scende lenta, bagnata, fradicia ma lui continua nel suo tour noncurante di essa. La respira, la inghiotte, la fa accomodare sotto i denti, sulle narici, sotto le colorate vesti ma sembra non farci caso. Mangia, beve, ride e commenta e, nel frattempo, lei s’adopra nella sua invasione pacifica. Ma basta poco - un rallentamento improvviso, una sosta forzata, un semaforo rosso - e il viandante s’accorge d’essere tutto bagnato, inzuppato, invaso di goccioline. E allora inizia a scrollarsi di dosso quell’ospite tanto inatteso quanto fastidioso che non s’era accorto della visita. O, forse, che aveva ospitato fingendo di non vederlo: ignaro delle sue moleste conseguenze. Voci di denuncia e bordate di fischi si son levati a ragione contro gli sciacalli dell'imprenditoria che brindavano al tremolio devastante della terra. Ma anche altri interrogativi faticano sempre più a trovare risposta e nessuno leva più voce: perché dieci balene che stanno morendo arenate su una spiaggia hanno le prime pagine dei giornali, mentre non si parla quasi mai delle 24.000 persone che ogni giorno muoiono? Perché si vota a 18 anni, ma si può abortire a 16? Perché la pillola del giorno dopo non ha età? Perché chi abbandona un animale rischia fino ad un anno di carcere e una multa fino a 10.000 euro, mentre per i figli abbandonati nessuno dice nulla? Perché si possono detrarre i soldi per le spese degli animali, ma non per le spese di cura degli anziani? Fuggendo da Baghdad, Ulisse - il protagonista dell'ultimo romanzo di Emmanuel Schmitt - riassume in una frase l'eredità fondamentale lasciatagli da Saddam: “nel peggio puoi sempre fare di meglio”. Salvo poi accorgersi, una volta immaginato d'essersi liberati dai mille ostacoli alla nostra felicità, d'essere sì scappati dalla prigione ma d'essersi portati dietro le sbarre delle celle. A ricordare all'uomo che la peggior forma di prigionia è quella che s'annida in un pensiero che ha smarrito il gusto e la passione dell'umano. Don Marco Pozza 29 Gennaio 2010
Pensieri in libertà....
Sono in quella fase della vita in cui invecchiare non fa ancora spavento, ma non è neppure quella gioia di un tempo, in cui non vedevo l’ora di compiere gli anni per “diventare più grande”. E’ piuttosto una fase riflessiva, o almeno io la vivo così, in cui si iniziano a fare bilanci, ci si volta indietro per cercare di capire cos’è successo in tutti questi anni che sono volati come un battito di ciglia. In cui si cerca di capire chi si è per comprendere dove si sta andando (e si vuole andare). La vita è sempre piena di scelte da fare, di decisioni da prendere, di bivi davanti ai quali inevitabilmente ci si ferma per decidere quale strada prendere. Forse, andando avanti con gli anni, cambia solo il modo in cui le si affronta: più istintivo e impulsivo da giovani, forse in qualche modo più leggero; più riflessivo e meditato col passare del tempo. Si vorrebbe avere il controllo su tutto, probabilmente perché si ha la consapevolezza di non potersi permettere troppi errori, visto che il tempo corre e le responsabilità che si hanno sulle spalle sono sempre maggiori. Con le nostre scelte condizioniamo il nostro presente e, soprattutto, il nostro futuro. Ma alla fine, qualsiasi sia la nostra scelta, la strada può rivelarsi molto dura da affrontare se ci incamminiamo da soli. Talmente dura da arrivare a desistere, presi dallo sfinimento e dalla solitudine. Quale strada intraprendere è sicuramente importante, ma lo è ancor di più con chi la si affronta. E alle volte basta davvero poco, anche un piccolo biglietto di auguri, ad insegnarci qualcosa. A ricordarci quanto sia importante metterci in cammino con buoni compagni di viaggio, persone speciali al nostro fianco disposte ad incoraggiarci, a condividere con noi un pezzo di strada e di fatica. “La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo.” - Fernando Pessoa - Grazie Giulia. 06 Gennaio 2010
L'inesattezza della Società AutostradeZanzibar, Capo Verde, Sharm El-Sheik, Cortina d’Ampezzo. Fotogrammi di luoghi esotici, eco di montagne innevate e di cime tempestose, profumo di spiagge assolate e lontane. Nostalgia di meritato e cercato relax. T’arresti lungo la strada, ai bordi del Terminal, sul bagnasciuga prossimo al mare e t’impressiona la gente fuggente e impaurita dal tempo che scorre, volti immersi negli ultimi preparativi, scorci di un’umanità all’affannata ricerca di un frangente di serenità. La Società Autostrade non l’attesta nei suoi notiziari, ma tantissime altre famiglie sono in viaggio, in questi giorni. Non certo alla caccia di “last-minute”, di promozioni invernali o di abbronzature fuori tempo ma indaffarate a cercare risposta a qualcuno dei tanti “perché” che li affliggono: quello della cassa integrazione, della malattia, della noia. Del marito senza lavoro, della moglie senza marito, dei bambini senza famiglia. Della malinconia, dei rapporti spezzati, dei tradimenti inaspettati. Eppure il mondo, schiacciato tra i panettoni del Natale e i carboni dell’Epifania, sembra quello raccontato dal Geremia profeta. Lui è quasi disperato di fronte alla miseria in cui è piombato il corpo del suo popolo. Attorno ad esso si affollano solamente falsi medici che affermano superficialmente: “Tutto bene, anzi molto bene. Eppure bene non va” (6,14.8,11). Ma nessun medico riuscirà a spiegare il perché di una noia che sembra invadere sempre più l’anima dell’uomo. Fino a fargli inaridire la sua passione creativa, la sua fantasia creatrice, la sua capacità di creare sogni. Eppure dietro quella noia vestita di festa, d’incensi e di buoni propositi sta ingabbiato un disperato urlo d’aiuto. Una nostalgia folle di affetto. Una mai sazia fame di Bellezza. Perché l’uomo è lo stesso da millenni: dal giardino della Creazione al Paradiso dell’Eternità. L’uomo è fragilissimo, tenero, incredibilmente ingenuo. Ti mostra una faccia, ma quello che nasconde è tutta un’altra musica. Si mostra spaccone, persecutore, inavvicinabile. Scontroso, maldestro, irritabile. Altezzoso, esuberante, torturatore. Poi - scrutato senza che se n’accorga – t’accorgi che in realtà ha fame di un abbraccio. Di un pezzo di pane. Di un amico. Di una casa da abitare. Di una parola. Di un gesto. Di un silenzio. Di un padre. L’uomo ha fame di profumo. Quello del cielo, dell’acqua, dell’erba, del legno. Di casa, della polenta, di un cuore. L’uomo ha paura: ma non te lo vuol dire. Non lo dirà mai perché si vergognerebbe, s’arrosserebbe, piangerebbe. Si mostrerebbe uomo. Cioè sarebbero bellissimi da contemplare quei lineamenti da bambino che nasconde dietro la sua fretta di vivere. Fragilissimo è l’uomo. Ma, acceso, ricalca la potenza del suo Creatore. La storia è piena di gesta gloriose: Alessandro Magno a 18 anni vinse la battaglia di Cheronea; Pascal a 16 anni scriveva già opere letterarie e a 18 inventò la prima macchina calcolatrice della storia; Mozart componeva a 12 anni; Domenico Savio divenne santo a 15 anni; Guglielmo Marconi aveva 21 anni quando compì il primo esperimento di trasmissione senza fili; Raffaello morì a 37 anni, Chopin a 36, il Rabbì di Nazareth a 33. La Bellezza esalta. All’uomo distratto, il Natale dei bambini ricorda una certezza: la vita non è questione di anni. E nemmeno di velocità. E’ sempre questione di stupore. Don Marco Pozza http://www.sullastradadiemmaus.it/
01 Gennaio 2010
L'anno che verrà...Tutti i giorni, con il sole Dio ci concede un momento in cui è possibile cambiare ciò che ci rende infelici. L'istante magico, quel momento in cui un "sì" o un "no" può cambiare tutta la nostra esistenza. Tutti i giorni fingiamo di non percepire questo momento, ci diciamo che non esiste, che l'oggi è uguale a ieri e identico a domani. Ma... chi presta attenzione al proprio giorno, scopre l'istante magico: un istante che può nascondersi nel momento in cui, la mattina, infiliamo la chiave nella toppa, nell'istante di silenzio subito dopo la cena, nelle mille e una cosa che ci sembrano uguali. Questo momento esiste: un momento in cui tutta la forza delle stelle ci pervade e... ci consente di fare ... miracoli. Paulo Coelho Tanti auguri a tutti di un sereno e gioioso 2010. ThunderMac :)
23 Dicembre 2009
Riflessioni natalizie
Natale, momento di gioia e felicità, tanto atteso dai più piccoli ma anche dai grandi.
Da chi in questa festa vede ancora antichi valori, un momento per fermarsi a contemplare la nascita di Gesù, magari a famiglia riunita in uno dei sempre più rari momenti insieme, in questa vita frenetica che ci porta spesso a passare troppo poco tempo con le persone che amiamo. E anche da chi coglie solo il lato più consumistico del Natale: la festa, l’albero, lo scambio dei regali, le vacanze sulla neve... Una festa che spesso distoglie il nostro pensiero da chi soffre, da chi sta attraversando un periodo difficile, e che in queste occasioni si sente ancora più solo, visto che il mondo sembra rapito e distratto dalle mille luci e dalla frenesia dei regali. A volte sono le situazioni più strane a riportarci con i piedi per terra, a ricordarci di chi ha meno di noi o di chi sta soffrendo. Un’immagine in tv, una notizia sul giornale o una canzone alla radio, una di quelle di cui di solito non si afferrano le parole perché presi da mille pensieri... E’ così che ho “scoperto” questa canzone di Max Pezzali, che manco a farlo apposta ha un video in perfetto tema natalizio. Coincidenze?.. Buon ascolto! E, ovviamente, tanti auguri a tutti di un sereno e gioioso Natale. ThunderMac :)
10 Dicembre 2009
Think Different
Riporto una notizia di Macitynet.it che sicuramente farà piacere a chi si ricorda questa fortunatissima e azzeccatissima campagna pubblicitaria di Apple. Saluti. ThunderMac :) Apple vuol rilanciare la campagna Think Different? Apple ieri ha chiesto all'ufficio dei brevetti americano di registrare la storica campagna Think Different. A più di 12 anni di distanza dal lancio dello slogan che rilanciò il Mac Cupertino ha forse intenzione di usarlo di nuovo? E per che cosa? Apple ha intenzione di riutilizzare lo slogan "Think Different"? La prospettiva di una nuova edizione, magari rimaneggiata e adeguata ai tempi, della popolare campagna che a fine anni 90, per la precisione nel 1997, aveva segnato il rilancio del Mac accostando il volto di famosi "ribelli" alle convenzioni capaci di cambiare la società come e Albert Einstein, Bob Dylan, Martin Luther King, Jr., Muhammad Ali, Mahatma Gandhi, Frank Lloyd, giunge da alcuni siti che notano la registrazione dello slogan avvenuta proprio ieri. Secondo quanto si apprende dalla nota sottoposta all'ufficio dei brevetti americani e riportata dallo stesso al numero 77882684, Apple ha cominciato ad utilizzare il motto "Think Different" il 28 settembre del 1997. La ragione per cui solo oggi, ad oltre 12 anni di distanza dalla prima apparizione Cupertino abbia richiesto la registrazione del titolo della campagna pubblicitaria non è nota. Quello che è certo è che la scritta "Think different" è tornata ad apparire sulle scatole dei nuovi iMac, in calce alle specifiche della macchine e che nella richiesta di Apple lo slogan può essere applicato anche a dispositivi portatili e dispositivi elettronici in genere. Quest'ultimo dettaglio potrebbe voler dire, a seconda dei punti di vista, che Apple ha semplicemente cercato di coprire anche questa fascia di prodotti che oggi include prodotti come iPhone e iPod non inclusi in precedenza perché non esistevano o che, come dice qualcun altro, l'obbiettivo è quello di rilanciare lo slogan in occasione della presentazione del futuribile tablet. 9to5Mac, un sito che in passato ha dimostrato di avere qualche discreto aggancio negli ambienti che gravitano intorno ad Apple, sostiene che nelle stanze dei MediaArts Labs parte di TBWA\Chiat\Day, la società che ha creato la campagna Think Different (oltre che il mitico spot 1984), si è tornata a parlare di essa, ma senza alcun specifico e concreto sviluppo. Chi non ricordasse la campagna perché troppo giovane (anagraficamente o per la piattaforma), può dare un'occhiata ai filmati proposti qui sotto in due versioni, originale in inglese ed italiana, con la voce di Dario Fo. Se ne coglierà facilmente la capacità di far trasparire lo spirito visionario, ribelle che si voleva attribuire ad Apple.
08 Dicembre 2009
Avvento "a tasso zero"
Spogliati in fronte all’Eterno, a volte s’avverte tutto l’impeto di una Parola che, calando dalle Altezze, dilaga scriteriata nello scorrere frenetico e confuso della storia. Seppur in sordina - distante da botti, champagne e panettoni – l’ultimo calar del sole ha salutato un anno consumatosi, per aprire le finestre della storia su un anno vergine, nuovo, liturgico. L’ennesimo spazio accordatoci a “tasso zero” da Dio per ri-alzare lo sguardo a Lui. Eppure, sulla soglia, domina l’eco di una parola di profeta. Lungi dal nascondere la realtà: “Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema?” Addentrandosi nella riflessione di Isaia, le immagini riescono laddove le parole non arrivano: sono forti, crude, acerbe, forzute e possenti. Sono immagini che, abitandoci, aprono: parlano di contaminazione, di stoffa lercia, di fogliame avvizzito e spostato dal vento. Quasi un sonno del pensiero, del desiderio, dell’azione: “nessuno si riscuoteva per stringersi a Te”. Fino a rinfacciare a Dio, Vasaio per scelta, d’essersi allontanato dalla sua creta. Ai tempi di Isaia s’era appena tornati dall’esilio: occorreva rimettersi in piedi, ringiovanirsi, ritrovare speranze e aneliti perduti. Eppure qualcuno oggi si guarderà attorno, quasi a condividere la scossa di un editoriale celeste sull’umana confusione dell’oggi: gli attacchi all’hotel Taj Mahal, le misure contro la crisi, i morti sulle strade. La schiavitù, le sbronze, la noia. La disoccupazione, l’indifferenza, la povertà. Il terrorismo, le minacce, l’insicurezza. E un Dio che, apparentemente distratto, sembra trastullarsi nell’Eterno. Come ai tempi narrati da Isaia. Fino a velarci il suo Volto. Eppure a Dio non è oscuro il sangue terrorista dell’India, quello martire di Mosul, quello bellico dell’Iraq. E nemmeno la sfida babelica della Spagna senza crocifissi, l’indifferenza festosa degli autobus di Londra, la noia scomposta e cercata dell’uomo indaffarato. C’è scritto ovunque: “Dio ti vede”: negli autogrill e nei casoni diroccati, nei guardarail e negli zaini studiati, nei sedili dell’autobus e nei piloni della luce. Eppure sembra che oggi Dio dica: “Non ti vedo”. Fatica ad intravedere i nostri lineamenti, le tracce di luce, quel frammento di bellezza che c’aveva sistemato nella Creazione a mo’ di riconoscimento. Quasi che tra Cielo e Terra ci fosse una coltre di nuvole a intralciare gli sguardi: quello che la teologia chiama “peccato”. Giusto il tempo di pensionare un Novecento che ha intonato a squarcia gola la morte di Dio – con relativi brindisi e partecipazioni - che giunge il peso di qualcosa di insopportabile, d’angosciante, di tremendo: l’essere in balìa di noi stessi. Liberi: ma disorientati. Slegati dal cielo e obbligati alla terra. Staccati da Dio e allacciati all’ignoto dell’uomo. Siamo creta. Ma vorremmo essere vasi: senza essere lavorati dal vasaio, però. Siamo strani sotto il cielo. Direbbe Isaia: “Signore, non adirarti troppo. Tu sei nostro Padre. Noi siamo argilla e tu colui che ci da forma”. Rimane una speranza: stamane, nonostante tutto, scopriamo un Avvento nuovo. L’invito ad una Speranza, l’Attesa di un Bambino: cioè dell’innocenza, del candore, della limpidezza. Di una nuova chance. L’ennesima: per ritornare ad essere creta fatta funzionare da Mani sicure.
05 Dicembre 2009
Wrecking Ball
Wrecking Ball è l’ultima canzone di Bruce, con cui ha aperto i 5 concerti che ha tenuto dal 30/09 al Giants Stadium di East Rutherford, New Jersey, scritta appositamente per l’occasione visto che il mitico stadio verrà demolito per far posto ad una nuova struttura. E ’stato un inno travolgente, in cui Springsteen ha offerto i suoi ricordi del Meadowlands ( “dove le zanzare crescono grandi come aeroplani,” ha cantato) e ha affermato che la vita andrà avanti, quando “tutti i nostri giovani e la bellezza sono state date alla polvere”, e “tutte le nostre piccole vittorie e le glorie si sono trasformate in parcheggi”. Un modo tutto suo per dare l’addio allo stadio di casa, che l’ha visto suonare per 24 volte, vendendo circa un milione e mezzo di biglietti (record assoluto). Wrecking Ball Sono stato forgiato dall'acciaio, qui nelle pianure del New Jersey, così tanti, confusi, anni fa Attraverso il fango e la birra, tra il sangue e gli applausi, ho visto campioni arrivare ed andarsene Così se avete il fegato signori, Scagliate la vostra palla demolitrice Scagliate la vostra palla demolitrice Forza, fa' il tuo miglior tiro, fammi vedere che sai fare Scaglia la tua palla demolitrice Scaglia la tua palla demolitrice Scaglia la tua palla demolitrice Forza, fa' il tuo miglior tiro, fammi vedere che sei capace di fare Scaglia la tua palla demolitrice La mia casa è nelle Meadowlands (praterie), dove le zanzare sono grosse come aerei Qui, dove è versato il sangue, l'arena è strapiena, e i Giants giocano le partite Così alzate i vostri bicchieri e fatemi sentire le vostre voci Forza! Perché stanotte tutti i morti sono qui, così scagliate la vostra palla demolitrice Scagliate la vostra palla demolitrice Scagliate la vostra palla demolitrice Fai il tuo miglior tiro, fammi vedere che sei capace di fare Scaglia la tua palla demolitrice Uno, due, un due tre quattro! [assolo di tromba] E sappiamo cosa succederà, domani: niente di ciò sarà ancora qui Così afferra la tua collera Afferra la tua collera Tieni stretta la tua collera e non cedere alla paura Ora, quando tutto questo acciaio e queste storie, finiranno sbattute ad arrugginire E quando tutta la nostra gioventù e la nostra bellezza sarà finita in polvere Ormai il tuo gioco è fatto e stai bruciando sul tempo E tutte le nostre piccole vittorie e glorie sono finite in un parcheggio Quando le tue migliori speranze e desideri si spargono nel vento E tempi duri arrivano, per andarsene poi Tempi duri arrivano, tempi duri vanno Tempi duri arrivano, tempi duri vanno Tempi duri arrivano, tempi duri vanno Tempi duri arrivano, tempi duri vanno Solo per tornare ancora... scaglia la tua palla demolitrice Scaglia la tua palla demolitrice Forza, fa' il tuo miglior tiro, fammi vedere che sai fare, scaglia la tua palla demolitrice Scaglia la tua palla demolitrice Scaglia la tua palla demolitrice Fa' il tuo miglior tiro, fammi vedere che sai fare, scaglia la tua palla demolitrice Uno, due, un due tre quattro!
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